ROTTAMAZIONE. LA VECCHIA POLITICA

Corriere_2013_03_09E’  più urgente rottamare i vecchi personaggi politici solo in virtù della loro età o rottamare un vecchio modo di fare politica?

La personalizzazione della politica ci porta a vedere in un solo personaggio la fortuna o la disgrazia di un popolo.

Se condannassimo piuttosto le idee farlocche e i malcostumi, eviteremmo la personalizzazione dello scontro politico e bonificheremmo più rapidamente questa palude che rende impraticabile il cammino verso le riforme.

Vittorio Gervasi

dal Corriere della Sera, domenica 9 marzo 2014, “lettere al Corriere”

 

 

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SPESE DEL COMUNE DI ROMA. BASTA FINGERE

Corriere_03_03_2014Gli ingenti debiti accumulati nel corso degli anni dal Comune di Roma spaventano non solo per essere tanti,  ma anche per aver finanziato servizi pubblici considerati di bassa qualità da parte degli utenti.

Grande spesa e scarsa soddisfazione sono un binomio che non regge più e che non si può far finta di non vedere.

 

Vittorio Gervasi

dal Corriere della Sera, lunedì 3 marzo 2014, lettere

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COMUNI ALLUVIONATI. TAGLI ALLA FISCALITA’ LOCALE

Corriere_2014_02_20Se i Comuni colpiti dalle recenti alluvioni cominciassero ad alleggerire la fiscalità locale a chi ha subito danni ingenti, sarebbe già un bel segnale di attenzione, piuttosto che invocare sempre aiuto dal governo nazionale dimenticando le dirette responsabilità locali.

 

Vittorio Gervasi

 

dal Corriere della Sera, giovedì 20 febbraio 2014, “lettere al Corriere”

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POLITICA. MENO INDIVIDUALISMO

Corriere_2014_02_18Se dovessi definire una proprietà aritmetica della politica contemporanea, la esprimerei così: la somma di tanti progetti individuali non fa un progetto politico.

L’esasperato individualismo che taglia trasversalmente la nostra società non è terreno fertile per far crescere la buona politica.

Spesso, all’ interno di un partito, ciascun membro costituisce partito a sé.

Nemmeno il bipolarismo riesce a porre rimedio a questa anomalia tutta italiana.

Senza un progetto comune non si può costruire, o meglio ricostruire, la casa comune degli italiani che dà evidenti segnali di cedimento.

 

Vittorio Gervasi

 

dal Corriere della Sera, martedì 18 febbraio 2014, “lettere al Corriere”

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VERSO IL NUOVO GOVERNO. SE LA POLITICA SI CARICA DI TROPPE ASPETTATIVE…

Il_CentroSeguendo con attenzione quanto sta accadendo in questi giorni in merito alla formazione del nuovo governo, ho tanto l’impressione che noi italiani carichiamo la politica di troppe aspettative.

Come se un solo politico possa risolvere tutti i problemi del Paese.

Credo piuttosto che se lo stato arretrasse, lasciando più spazio al privato sociale e all’economia di mercato, avremmo meno ingerenza della politica nei tanti gangli della vita di questo sconquassato Paese.

La libertà di un popolo si misura anche dalla quantità di stato presente nella vita di ciascuno di noi.

Vittorio Gervasi

da Il Centro, giovedì 20 febbraio 2014

 

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RIFORME. CAOS CHE CONFONDE

Corriere_2013_02_09Mentre continua l’attesa per riforme inderogabili che si continua a non fare, mentre si susseguono dichiarazioni sul futuro di questo governo dimenticando che c’è un tragico presente che incombe sulla testa di tanti italiani, ci avviamo a grandi passi verso nuove inevitabili elezioni.

Credo proprio che tutti, oggettivamente, siamo un po’ confusi. Nel frastuono si sente davvero poco, ma soprattutto non si riesce ad ascoltare nessuno.

La storia insegna che le vere rivoluzioni, quelle più efficaci e durature, sono silenziose e partono da pochi, che piuttosto che lasciarsi trascinare dal fiume in piena, cominciano a risalire il fiume controcorrente.

Chi oggi si sente minoranza nel Bel Paese, credo che sia sulla strada giusta.

Vittorio Gervasi

 

dal Corriere della Sera, domenica 9 febbraio 2014, Lettere al Corriere

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PROSPETTIVE. NON TRADIRE LA FIDUCIA PER USCIRE DALLA CRISI

Il_Centro

Caro Direttore, credo ci sia una sola strada per uscire da questa crisi, e questa strada ha un solo nome:  si chiama fiducia. Ogni giorno, per andare avanti, ci fidiamo di qualcosa e di qualcuno. Facciamo tanti atti di fede confidando di non essere traditi. Qualche rapido esempio. Quando leggo il suo giornale ho fiducia in Lei e nei suoi collaboratori perché credo che cerchino di raccontarci la verità dei fatti, e ho fiducia anche che, se errore dovesse verificarsi, sia stato commesso appunto in buona fede. Quando pranzo fuori casa, confido nel ristoratore, sperando che selezioni ingredienti di qualità che non danneggino la mia salute. Quando mi sono sposato ho riposto fiducia in una persona e su questa base ho costruito una famiglia. È quindi evidente che la società si regge sulla fiducia, senza di questa, crolla. Ed è proprio quello che sta accadendo in questo preciso momento storico. Nessuno di fida di nessuno, viviamo nello scetticismo. In questo senso la politica rappresenta forse la massima espressione della sfiducia collettiva in una classe dirigente ritenuta non degna della fiducia accordata ( salvo eccezioni ). Paradossalmente, il non voto degli elettori che alle urne non ci vanno più   è l’espressione più evidente di un grande voto di sfiducia verso i candidati. Ma da questa spirale come se ne esce ? Credo in solo modo. Non tradendo chi ripone la fiducia in noi. Che non significherà non sbagliare mai, ma avere sempre il coraggio di rettificare in caso di errore per ricominciare meglio di prima guadagnando così ancor più fiducia. Chi è pronto a cogliere personalmente questa sfida per ricostruire la fiducia e quindi anche in nostro Paese ?

 Vittorio Gervasi

 

da Il Centro, domenica 19 gennaio,2014, lettere

 

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LEGGE ELETTORALE. UN’IDEA PER CAMBIARE: SI AI COLLEGI UNINOMINALI

Il_Centro_2014_01_05Si discute di riforma della legge elettorale, preludio di nuove elezioni in arrivo. Che il sistema attuale con le liste bloccate non funzioni è chiaro a tutti, ma è particolarmente gradito a tutti i partiti e movimenti vari. Consente di far eleggere i fedelissimi a prescindere dal reale apprezzamento per il candidato da parte degli elettori. Dall’altro lato il sistema delle preferenze ha pure delle controindicazioni legate al costo della campagna elettorale e alla conquista delle preferenze con sistemi tutti italiani davvero poco nobili. Un valido rimedio, e quindi una seria alternativa, sono i collegi uninominali. Tanti collegi quanti sono i parlamentari da eleggere e in ogni collegio ogni lista/coalizione presenta un solo candidato; chi prende più voti vince. Questo sistema obbliga i partiti a selezionare bene lo sfidante altrimenti si rischia una sonora sconfitta. Prevale quindi la persona più che il partito. Fino ad oggi abbiamo assisto ad una controselezione della classe politica, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Vogliamo dare la stura al cambiamento ? Questa è una valida soluzione.

Vittorio Gervasi

 

da Il Centro, domenica 5 gennaio 2014, lettere

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CHI NASCONDE IL PRESEPE NEL NOME DELLA LAICITA’

Il_CentroCaro Direttore, accade in Francia, e per l’esattezza nella stazione della cittadina di Villefranche, che un presepe venga coperto a causa delle proteste di un utente delle ferrovie. In nome del principio della laicità, quello scorcio di umile natività deve andar via. Qualcuno – mi auguro in buona fede – credo che confonda il termine laicità con neutralità. Non sono affatto sinonimi. Se lo fossero, sarebbe impossibile fare qualsiasi cosa. Penso alla sua professione di giornalista. In nome della neutralità non dovrebbe dare alcuna notizia, perché già sceglierne una al posta di un’altra implica una scelta di parte. E’ evidente l’esasperazione a cui può portare l’ideologia laicista vissuta con stretta osservanza. Diventa persino peggiore dell’estremismo religioso che tutti condanniamo. Ma venendo ai fatti francesi, che puntualmente accadono anche in Italia, è da notare che a distanza di duemila anni, una semplice greppia scaldata da un bovino per accogliere un pargoletto, può suscitare ancora tanto fastidio. Altro che laicità, qui lo scandalo è la povertà di chi si annuncia come il Salvatore e si fa piccolo per non intimorire nemmeno chi è venuto a salvare. Per me il Presepe è una cattedra che insegna i segreti della fede. Cari francesi, in nome del buon senso, scoprite quel presepe !

 Vittorio Gervasi

 RISPONDE MAURO TEDESCHINI – DIRETTORE IL CENTRO

Sono d’accordo: il mondo sarà migliore quando tutti noi sapremo riconoscere le ricchezze e gli insegnamenti contenuti nelle religioni altrui. Bisogna essere umili, studiare, capire. E non partire sempre dal presupposto che l’altro è un’entità ostile da temere e, se del caso, da sopraffare. Papa Francesco da questo punto di vista ci sta insegnando molto: nel suo linguaggio non compare mai l’idea di conquistare spazio a danno delle altre religioni, ma piuttosto quella di capire come si possono fare lunghi tratti di percorso insieme, tenendosi per mano. Chi mai potrà considerarsi offeso da un presepe? Il lettore Gervasi ha ragione: dobbiamo diffidare di tutti gli estremismi, anche di chi fa del laicismo un credo che porta a decisioni così inutili e grottesche. Quanto al riferimento alla nostra professione, è vero che ogni notizia che diamo corre il rischio di essere letta in chiave strumentale, contro questo o a favore di quello. Ma onestamente ce ne infischiamo: capita di sbagliare, come a tutti, ma è fatta salva la nostra buona fede.

 

da Il Centro, domenica 22 dicembre 2013, “Lettera al Direttore”

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E’ DAVVERO FORTE IL PENSIERO DEBOLE ?

pensieroPensiero uniforme, pensiero unico, pensiero predominante non sono altro che la declinazione dell’odierno relativismo. Niente punti di riferimento saldi, niente certezze, società liquida, relazioni instabili, precariato diffuso sono i nuovi dogmi che la religione relativista ci vuole imporre. Ogni religione ha il suo Credo, quella relativista non è da meno. Ma la percezione che si ha è che il pensiero debole sia davvero forte, sia oramai quello prevalente. Credo invece che di forte c’è solo l’evidenza, che racconta una società in frantumi, indebolita proprio da quel pensiero che porta il suo nome: pensiero debole. Il fallimento di questa filosofia è sotto gli occhi di tutti, non per tutti però è chiara l’origine di questa filosofia che, se praticata, porta all’inesorabile declino di un popolo. Si è indebolita la volontà, si è intorpidita la speranza, si è spento il desiderio di combattere per valori intramontabili visti oggi come superati e impossibili da vivere. La rassegnazione uccide il desiderio di risurrezione civile. La rassegnazione porta a vedere i problemi come insormontabili. Può mai essere un frutto saporito ? E’ il frutto acerbo, che non maturerà mai, di una cultura triste che non cerca il bene dell’uomo. La sfida è aperta: dichiariamo fallito il pensiero debole e riscopriamo la strada della vera libertà, quella che rende l’uomo realmente felice.

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