SE NON ASPIRIAMO AL FUTURO IL FUTURO ASPIRA NOI

Il_Centro_21_04_2013.jpegCaro Direttore, sepolta la prima Repubblica assistiamo all’agonia la seconda Repubblica. La politica italiana passa di funerale in funerale. Proprio come l’andamento demografico italiano: più bare che culle ! Credo ci sia un nesso.

La popolazione italiana invecchia, chi è più avanti in età ha sempre minor propensione al cambiamento e quindi preferisce conservare posizioni acquisite e talvolta non più sostenibili: maxi pensioni o baby pensionati solo per fare un esempio.  E quindi dal debito pubblico al debito demografico il passo è breve: sempre più pensioni da pagare e sempre meno giovani che con il loro lavoro possono sostenerle. Le riforme vere non si fanno, ostacolate anche da un elettorato sempre più avanti con gli anni.

E nel frattempo il Parlamento si divide sull’elezione del presidente della Repubblica, piuttosto che mobilitarsi per trovare soluzioni ad un Paese fiaccato dalla crisi. Le chiedo: le famiglie più giovani e magari con più figli come possono guardare all’Italia e al futuro dei loro pargoli ? Io credo che solo un atto di fede può spingerci all’ottimismo


Vittorio Gervasi

 

RISPONDE MARIO TEDESCHINI – DIRETTORE IL CENTRO

 

Condivido il riferimento alla demografia: siamo un Paese invecchiato che ha paura del domani. L’antropologo Marc Augé dice che <<se non aspiriamo al futuro, è il futuro che aspira noi>>. E’ quel che sta succedendo a un’Italia che ha smarrito anche l’ultimo briciolo di ottimismo.

 

da Il Centro, domenica 21 aprile 2013, “lettere al direttore”

 

SE NON ASPIRIAMO AL FUTURO IL FUTURO ASPIRA NOIultima modifica: 2013-04-21T07:20:00+02:00da gervasi1
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