I NOSTRI RAGAZZI NAUSEATI DALL’ITALIA

Il_Centro_07_10_2012.jpeg di Mauro Tedeschini – direttore IL CENTRO

Un lettore di Pescara, Vittorio Gervasi mi pone un bell’interrogativo. Ecco la sua lettera: «Caro direttore, i dati del Ministero evidenziano la discesa degli iscritti nelle università abruzzesi. Un amico, padre di diversi bambini, mi raccontava del suo sforzo per mettere da parte i soldi per acquistare loro un biglietto aereo non appena terminata la scuola superiore e mi consigliava di fare lo stesso. La destinazione è per città sedi di rinomate università di fama internazionale. Temo che si stia già avverando la sua profezia. La fuga dei cervelli ormai avviene ancor prima di iscriversi all’università: può aiutarmi a trovare una motivazione per dargli torto?».

Il problema, caro Gervasi, non è che i ragazzi se ne vanno, prima o dopo l’università. E’ che non tornano più. Non ci sarebbe nulla di strano se facessero una bella esperienza all’estero e poi facessero il percorso inverso per mettere a frutto quel che hanno imparato. E io non credo che sia solo un problema economico, legato alla mancanza di opportunità, anche se questo ha un peso enorme. C’è dell’altro: è che noi adulti non siamo riusciti ad insegnare ai ragazzi l’amore per il nostro Paese. Un po’ di colpa ce l’abbiamo anche noi giornalisti, che troppo spesso l’abbiamo rappresentato anche peggio di come sia realmente, esasperando le divisioni, esaltando il malaffare e facendo pensare a chi ha vent’anni che sia tutto uno schifo, dal quale fuggire a gambe levate. Ma un po’ tutti hanno dato un colpo di piccone alla casa comune chiamata Italia: i politici, certo, ma anche una certa magistratura troppo amante dei riflettori, un mondo del lavoro poco aperto alle nuove generazioni…

Potrei continuare a lungo, ma salto subito al risultato: molti, troppi ragazzi ti dicono papale papale che qui nessuno si sente più di poter coltivare il proprio sogno. Insisto: non è solo un problema economico, ci sono stati momenti in cui l’Italia era ben più povera di oggi, ma i giovani di allora sentivano di avere le energie per poterla cambiare. E ce l’hanno fatta. Come si rimedia? Cominciando dalle piccole cose. Per esempio dando un significato alle parole che pronunciamo, pensando all’impatto che possono avere sulle nuove generazioni. Troppo spesso sentiamo in televisione gente che straparla, che conquista spazio non per la qualità di quello che dice, ma per il tono di voce con cui lo urla. E poi ascoltando di più le ragioni degli altri, rendendoci conto che ogni tanto fare qualcosa per il bene comune è un investimento per il futuro di noi tutti, che ti fa sentire meglio e ti ripaga pure, nel medio periodo. I giovani non vanno solo in cerca di benessere: cercano luoghi vivibili, non avvelenati dal clima di rissa che si respira qui. Accontentiamoli, dando loro qualche buon motivo per fare proprio il vecchio detto “Right or wrong, this is my country”. Ovvero, giusto o sbagliato, questo è il mio Paese. Buona domenica.


da Il Centro, domenica 7 ottobre 2012, prima pagina

 

 

I NOSTRI RAGAZZI NAUSEATI DALL’ITALIAultima modifica: 2012-10-07T07:25:00+02:00da gervasi1
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