13/05/2012

L'EUROPA SENZA FIGLI SARA' SALVATA DAGLI IMMIGRATI

Il_Tempo_13_05_2012.jpgL'Europa è il Vecchio Continente per antonomasia. Se è vero per la sua storia, lo è anche per l'età anagrafica della sua popolazione: sempre più anziani e sempre meno giovani. I giovani sono spesso il motore dell'innovazione, ma se sono sempre di meno con  difficoltà potranno incidere sulle scelte politiche. Se poi aggiungiamo che senza crescita demografica non vi è nemmeno crescita economica, possiamo concludere che siamo destinati ad un lento ma inesorabile declino. Chi salverà la vecchia Europa ?

 

Vittorio Gervasi

 

 

Risponde Mario Sechi – direttore Il Tempo

 

 Caro Vittorio,

se l’Europa non fa figli sarà <<salvata>> dai figli degli immigrati. Europei di estrazione culturale diversa che assimileranno la cultura dell’Occidente, rielaborandola. Non penso che questo sia sufficiente per salvarci dal declino, ma è un dato di fatto, sono i numeri a raccontarlo tutti i giorni. Il tasso di natalità ci condanna al tramonto. Neppure glorioso. Prima la produzione, poi la ricchezza, si stanno spostando a Oriente. Sono i cicli della storia ben descritti dallo storico Arnold Toynbee. L’Europa tornerà, ma non so se faremo in tempo a vederla.

 

 

da Il Tempo, domenica 13 maggio 2012 – Lettere&Commenti

 

30/04/2012

VACLAV HAVEL: SENZA SOGNI CHE POLITICA E' ?

havel.jpgLA FORZA DEGLI IDEALI OLTRE LA LOTTA PER IL POTERE

 

La dimensione spirituale della politica non è per me una strategia di lotta per il potere il cui orizzonte si limiti agli obiettivi personali e che segua prima di tutto un interesse privato. Questa non è per me neppure una politica che aspiri esclusivamente a imporre un’ideologia o una concezione politica precise. È ancor meno una politica basata sull’idea che il fine giustifica i mezzi. È una politica che nasce dal sentimento potente ed esclusivamente intimo di corresponsabilità per il mondo. È una politica che nasce dal sentimento che nessuno di noi, in quanto individuo, salverà da solo il mondo intero, ma deve comportarsi come se fosse nelle sue possibilità. Non occorre certamente che io sottolinei l’origine metafisica di una simile responsabilità. [...]

Si può immaginare una politica economica, ecologica, sociale e culturale, o una politica educativa i cui responsabili cerchino di rispettare degli interessi comuni e durevoli piuttosto che degli interessi privati e immediati, così come la diversità della vita sociale piuttosto che una sola delle sue dimensioni. Si può immaginare una politica il cui scopo sia quello di creare delle condizioni di esistenza sopportabili e umane piuttosto che un profitto immediato o la realizzazione di questo o quel postulato ideologico. Una politica al centro della quale si trovi l’uomo e non una qualunque teoria politica. Si possono immaginare migliaia di decisioni minime, quotidiane e a mala pena percepibili, il cui denominatore comune sia appunto lo spirito e l’ethos di una politica che sia cosciente della minaccia globale che pesa sull’umanità e che non giustifica la rassegnazione ma risvegli al contrario l’interesse profondo per il mondo e stimoli la volontà di affrontare tutto ciò che la minaccia. Ma, innanzi tutto, bisogna immaginare che delle azioni che riguardano la società, realizzate al momento giusto, ben scelte e ben combinate con altre azioni, possano rafforzare lentamente ma sicuramente un clima morale positivo nel Paese, un clima di coesione, di creatività, di cooperazione e di tolleranza, un clima di responsabilità civica sempre più profonda.

Si tratta dunque di uno stile politico, di un’atmosfera politica e di uno spirito politico piuttosto che di un insieme di dogmi, di postulati e di tesi ideologiche. Si tratta di dare all’attività politica una dimensione umana che non deve servire unicamente a fare dei proclami bensì a un interesse generale, perché l’interesse generale non può ridursi a nessuna dichiarazione o definizione univoca. Le nostre conoscenze sono certamente essenziali, ma solamente a condizione di essere applicate con sensibilità, misura, gusto, rispetto, comprensione e solidarietà, dunque con ciò che a prima vista è banale e allo stesso tempo misterioso.

Lo ripeto, tutto questo è facile a dirsi ma difficile a farsi. Seguire questa via esige una pazienza infinita, una convinzione profonda, una solidità sicura, un grande spirito di sacrificio e un incessante coraggio. Non dico di essere personalmente capace di seguire questa via, tuttavia sento chiaramente che nel mondo di oggi, minacciato da ogni parte, caotico, che vive drammaticamente, è la via che occorre seguire. E sento altrettanto chiaramente che l’esperienza della dissidenza, questa esperienza particolare, può, se viene ben compresa e valorizzata, essere un’ispirazione o una fonte di valori per la politica di cui parlo.


Discorso di Vaclav Havel, 12 dicenbre 1992, Wroclav - Polonia tratto dal libro di Ivan Medek "Tutto bene, grazie. Dalla Cecoslovacchia di Masaryk alla «rivoluzione di velluto» e la nuova Repubblica Ceca" Edizioni Medusa

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22/04/2012

RIMBORSI ELETTORALI. MEGLIO SOSPENDERLI

Corriere_della_Sera_22_04_2012.pngVisto come vengono utilizzati i rimborsi elettorali, varrebbe la pena sospendere nuove erogazioni, in attesa che si faccia chiarezza su come sono stati spesi fino a oggi. Mi chiedo poi quanti candidati alle elezioni amministrative sono stati aiutati dal loro partito nella campagna elettorale utilizzando questi fondi? Forse quasi nessuno.

 

Vittorio Gervasi

 

 

 

da Il Corriere della Sera, domenica 22 aprile 2012

http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/12_Aprile_22/M...

 

 

07/04/2012

VERSO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012

Sturzo.jpgAvere cura delle piccole oneste esigenze del singolo cittadino come se fosse un affare importante è buon metodo in politica.

 

(Luigi Sturzo)

05/04/2012

MONTAGNE DI RIFIUTI. SEGNO DEI TEMPI

rifiuti.jpgNon c’è viaggiatore che partendo in auto da Pescara con destinazione Teramo, non incroci lungo la sua strada almeno tre colline dai contorni molto singolari. Non sono colline naturali ma bensì completamente artificiali. Sono state innalzate dall’uomo contemporaneo nel giro di pochi anni ammucchiando giorno dopo giorno sacchetti di spazzatura. Nel corso dei secoli le grandi civiltà si sono contraddistinte per aver innalzato monumenti, edifici e luoghi di culto che tutt’ora rappresentano la vera ricchezza dell’Italia. E’ bastato un grande boom economico per invertire repentinamente la rotta tracciata da chi ci ha preceduto. Improvvisamente ci siamo trasformati in grandi consumatori che producono rifiuti a tutto spiano. Le nostre discariche – luogo sgradevole non solo per l’olfatto – sono ormai stracolme. Un processo di saturazione da rifiuti che sembra inarrestabile ed al quale assistiamo impotenti come se fosse una dazio da pagare alla modernità. C’è chi propone soluzioni tecnologiche per risolvere il problema e c’è chi si batte per incrementare la raccolta differenziata; sono tutte proposte degne di ogni attenzione oltre che di applicazione, ma è altrettanto importante chiedersi – e io lo chiedo innanzitutto a me stesso – se non sia finalmente arrivato il momento di cambiare stile di vita. Si può consumare di meno e meglio dando il proprio piccolo contributo alla riduzione di queste terribili colline artificiali. Riflettiamo. Se è sgradevole lasciare in eredità montagne di rifiuti come potrà essere riceverli in dono ?

Vittorio Gervasi
 
da Il Giornale di Montesilvano, giovedì 5 aprile 2012

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31/03/2012

AL VOTO SCEGLIAMO VALORI, NON ACCORDI

La_Stampa_31_03_2012.pngA proposito di politica, di elezioni, di campagne elettorali, di primarie e di congressi di partito. C’è una leadership fondata sui valori e c’è una leadership fondata sugli accordi che prescindono dai valori. C’è chi si propone con la forza delle proposte e c’è chi si propone con la forza dei compromessi. C’è chi lavora per il bene della collettività e chi lavora per il bene personale. C’è poi chi possiede carattere e senso critico per riconoscere la verità e c’è pure chi per ingenuità, per debolezza o per convenienza si priva della propria libertà per farsi condizionare. A ciascuno la sua scelta ! Il voto ne è la diretta conseguenza.

 

 

Vittorio Gervasi

 

 

da La Stampa, sabato 31 marzo 2012, rubrica “lettere al giornale”

 

07:20 Scritto da: gervasi1 in Lettere al direttore | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa | | |

19/03/2012

IL CAMBIAMENTO DELLE PAROLE

Il_Centro_19_03_2012.jpgNegli ultimi tempi c’è una parola che ricorre spesso negli slogan, nei programmi e nei discorsi politici. Ma tanto più la si usa e tanto più rischia di perdere il suo autentico significato. Parliamo del termine  <<cambiamento>> spesso usato – sarebbe più corretto dire abusato – in abbinamento con l’avverbio davvero. Si vuole rafforzare un concetto, un’idea,  che forse non trova alcuno spazio nella realtà e si cerca di renderla vera almeno nelle parole. Ma ben al di là di ogni speculazione che non risparmia neanche il linguaggio, tutti avvertiamo un grande bisogno di verità. Attraversiamo giorni difficili e tutti cerchiamo una strada per risorgere, un segno che possa riattivare la speranza. La politica ufficiale ci può aiutare ? Se sì la preghiamo di indicarci rapidamente come. In caso contrario è preferibile il silenzio. Per dar vita ad un cambiamento ci si unisce sui valori, sugli ideali, su principi di fondo. Ma oggi su quali valori siamo realmente uniti ? Quali valori ci vengono proposti dai partiti ? Qual è il collante del nostro popolo ? L’unità si costruisce nei fatti non a parole. Senza unità tutto tende a frantumarsi. Senza valori condivisi non si combatte alcuna battaglia. Senza una meta comune si vaga nel vuoto. Una classe dirigente è tale se sa assumersi la responsabilità di guidare un processo di rinnovamento all’interno di una comunità tracciando una rotta chiara e condivisa. Nel caso contrario ci troveremmo di fronte ad una classe supponente, che a tutto fa pensare, fuorché ad essere un motore di vero cambiamento. E’ allora forse giunto il momento di dire basta anche all’abuso delle parole per evitare che anche queste perdano di significato. E’ ormai tempo di osare nel rinnovamento anzitutto personale ! Predicare e non praticare è la strada maestra per svilire anche il linguaggio che si arricchisce di tante parole  ma si impoverisce di tutti i contenuti.

 



Vittorio Gervasi

 

 

da Il Centro, lunedì 19 marzo 2012, lettere al direttore

 

 

06/03/2012

FAMIGLIA ISTITUZIONE NO-PROFIT

La_Stampa_06_03_2012.pngA proposito di tassazione degli immobili con esenzione per chi svolge attività non profit, va ricordato che la famiglia è la prima istituzione, che per sua natura è senza alcuna finalità di lucro.  Sembra banale, ma credo proprio che valga la pena ricordarlo a chi ci governa.

 



Vittorio Gervasi

 

 

 

da La Stampa, martedì 6 marzo 2012, lettere al giornale

04/03/2012

IL VERO “REDDITOMETRO” DEI POLITICI

Il_Centro_04_03_2012.jpgLe classifiche sui redditi dei nostri politici generano sempre tanto interesse. Però, a mio modesto avviso, una classifica fatta sul censo dice poco di un politico. Premetto che, personalmente, nel vedere dichiarazioni dei redditi a parecchi zeri mi rallegro sempre perché è segno che ci sono contribuenti che finanziano lo stato che eroga servizi di cui tutti beneficiamo. Ma preferirei una classifica che si basi su tutt’altro parametro. Per esempio mi piacerebbe sapere per quali iniziative concrete i nostri rappresentanti nelle massime istituzioni democratiche si sono impegnati e se prima di entrare in politica hanno condotto qualche battaglia di impegno sociale. E poi se il programma presentato in campagna elettorale è stato rispettato, e in caso negativo, quali siano le ragioni dell’impedimento. Mi piacerebbe conoscere di quali interessi si fanno portavoce nell’azione politica. Mi piacerebbe ricostruire il percorso politico, per conoscere tutti gli eventuali passaggi da un partito ad un altro e le motivazioni dichiarate ufficialmente. Mi farebbe piacere sapere quale percorso di studi hanno seguito e le votazioni riportate. Mi farebbe piacere conoscere che professione esercitano oltre la politica.  Insomma, mi farebbe piacere conoscere qualcosa di più rispetto ad una dichiarazione dei redditi. Perché la conoscenza, la circolazione delle informazioni - quelle vere e non presunte – è condizione per il buon funzionamento di una democrazia. E a proposito di informazioni, vale la pena ricordare che senza mezzi di comunicazione che veicolano notizie e commenti autorevoli e credibili senza pregiudizi ideologici,  non potremo mai avere una politica sana. Anche su questo vale la pena informare. 

 

 

Vittorio Gervasi

 

 

da Il Centro, domenica 4 marzo 2012, pagina aperta

 

27/02/2012

IL SENSO DEL LAVORO E QUELLO DELLA VITA

Il_Centro_27_02_2012.jpgIl dibattito innescato dal premier Monti, sulla monotonia del posto fisso, ha del paradossale in un’epoca nella quale il lavoro notoriamente scarseggia. Credo che chi voglia interrogarsi sul lavoro, sarebbe meglio che si ponesse altre domande. Riflettere sul senso del lavoro può essere utile per recuperare il valore stesso del lavoro, che prescinde dalla monotonia o piuttosto dall’allegria che può arrecare un posto fisso, ma dal modo in cui si approccia al lavoro in sé. Anche il lavoro, in questi tempi di crisi, ha forse smarrito il significato originario, per approdare a visioni puramente utilitaristiche che sono la causa prima di tante insoddisfazioni professionali spesso senza sbocco. La dimensione del servizio, ed il modo il cui la si vive nel lavoro, è la vera differenza. E può essere la vera risposta anche per un lavoro apparentemente monotono, ma pieno di significato per chi quel lavoro lo svolge con passione, dedizione e competenza professionale nella convinzione di rendere un servizio utile agli altri. Non è un caso come nei rapporti professionali si faccia presto a notare chi lavora unicamente per se stesso, rispetto a chi lavora per rendersi utile agli altri. Allora la monotonia si può trasformare in allegria non tanto cambiando occupazione, quanto piuttosto scoprendo che in qualunque lavoro onesto si può dare il meglio di se stessi a tutto vantaggio degli altri. Anche se spesso gli altri non lo comprendono !

 

 

Vittorio Gervasi

 

 

da IL CENTRO, lunedì 27 febbraio 2012, pagina aperta